ORACOLI Questa storia del "professionista, a pagamento" ormai è sfuggita totalmente di mano. Lo psicologo come oracolo domestico, perché «Il mio psicologo mi ha dettoh!» è roba ormai all'ordine del giorno. Più si confidano con il "professionista", che scambiano per guru, più diffidano del prossimo. Il prossimo diventa un potenziale pericolo, un «tossico», una «persona che non rispetta i miei confini». Il lessico clinico, travasato nella vita quotidiana, fa da corazza, ogni attrito diventa un trauma, ogni disaccordo un'aggressione, ogni amico scomodo un elemento da recidere. Che progresso, tutti hanno un confidente a pagamento, i governi elargiscono bonus psicologi, gli "influencer" famosi ti dicono che bisogna andarci eh, è una cosa normale, anzi tutti dovrebbero andarci, fa bene! Non servono amici veri con cui confrontarsi duramente e limpidamente, essi non capirebbero ciò che il "professionista" sa. Una società di monadi ben curate e perfettamente sole, accerchiate da queste figure che si riempiono le tasche per poi andare a loro volta in analisi. Un tempo si parlava di tali figure come "medico dei pazzi", nessuno se ne faceva un vanto, nessuno avrebbe mai detto «il mio psicologo mi ha detto» per darsi un'aria. Che stolti ignoranti che erano eh, credevano ingenuamente che l'uomo "guarisse" nel mondo, dentro i legami, nell'opera, nella fede, nei doveri, nelle gioie e nei dolori. Retrogradi. Oggi la seduta è diventata una cosa evolutiva, il disagio un titolo di merito. Dallo stigma dell'andare si è passati direttamente allo stigma del non andare, e chi non ha il suo terapeuta da citare passa pure per rozzo. Si è passati alla vanteria. Ehi tu ma sei sicuro che non ne hai bisogno? Tutti ne abbiamo! Abbraccia anche tu il progresso. Non essere medioevaleh! Cercati unobravoh! WI
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Condividiamo l'articolo centrato di Roberto Pecchioli su quanto sta accadendo in Polonia. "I fatti di Varsavia hanno varie sfaccettature, oltreché specificità nazionali, enfatizzate non soltanto dal cruciale passaggio dell’adesione o meno all’euro, ma anche dalla posizione geografica polacca, dal crescente ruolo militare nella Nato, dalla prossimità al quadrante bellico ucraino e all’ingombrante vicino russo. " https://www.maurizioblondet.it/la-polonia-l-ue-e-la-postdemocrazia/
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IPOCRITI LAMENTI Osserviamo i risultati di quarant'anni di scelte sbagliate, fatte da genitori convinti di fare il bene dei figli. Per una generazione intera, il lavoro dignitoso è stato quello che non sporca. Il camice bianco, la cravatta, la scrivania, il badge. Il figlio del falegname doveva diventare geometra, il figlio del fabbro impiegato di banca, il figlio del panettiere "dottore in qualcosa". Non importava in cosa, bastava il titolo. Il famoso pezzo di carta.. di cui magari vantarsi tra genitori. E oggi? Laureati in lettere che servono ai tavoli per ottocento euro al mese, mentre un idraulico bravo si fa aspettare tre settimane e chiede quello che vuole, perché sa che non c'è nessuno a rimpiazzarlo. Intanto le botteghe chiudono. Non per la crisi, non per la Cina, non per le tasse, o almeno non soltanto, chiudono perché non c'è nessuno a cui passare il testimone. Aziende con cent'anni di storia, con un sapere accumulato di padre in figlio, finiscono in liquidazione perché il figlio ha preferito un master in comunicazione. E quando un mestiere muore, non muore un fatturato, muore una competenza, cose che si apprendono solo guardando, sbagliando, ripetendo per anni accanto a chi lo sa fare. Una volta spento, quel sapere non si riaccende. Poi, naturalmente, ci si lamenta che i mestieri siano in mano agli stranieri. Ma è un lamento ipocrita. Quei posti non sono stati rubati, sono stati abbandonati. Li abbiamo lasciati vuoti con disprezzo, dicendo ai nostri figli che erano roba da ultimi, e ora ci stupiamo che li occupino gli altri? Chi è che a un certo punto ha deciso che la manualità fosse una condanna e non un'arte? Nei cantieri, nelle cucine, nei campi, nelle officine, c'è gente che fa ciò che si è smesso di voler fare, e che fa funzionare un paese il quale a parole disprezza il lavoro manuale, ma nei fatti non può farne a meno. Una mentalità peraltro travestita da amore. "Voglio che tu abbia una vita migliore della mia" ha significato, per milioni di genitori, "voglio che tu non faccia quello che ho fatto io". Come se appunto il saper costruire, riparare, forgiare, cucinare, coltivare fosse un gradino sotto il saper compilare un modulo. Si è insegnato ai ragazzi che valere significa stare seduti, e che il valore di un uomo si misura da quanto poco gli si sporcano le mani. Tornate con i piedi per terra cari sciocconi, il mondo delle scrivanie è saturo, precario, sempre più sostituibile da una AI che scrive relazioni e compila tabelle meglio di voi. Nessuna macchina, per ora, sa però rifare un tetto, sistemare un impianto, intagliare un mobile o tenere in vita un elettrodomestico. Il lavoro che avete disprezzato è quello che resiste; il lavoro che avete idolatrato è quello che si dissolve. WI
Open in TelegramIL MALE Tendenzialmente sappiamo che in Parlamento abbiamo due schieramenti che sono due facce della stessa medaglia... però, però, per onestà di cronaca è giusto fare dei distinguo quando vanno fatti. Secondo i "sinistri" una persona che ha studiato regolarmente medicina specializzandosi, che pratica regolarmente la sua professione da anni, dovrebbe essere cacciata e radiata PER SEMPRE perché, in una situazione tutt'altro che oggettiva, ha agito secondo la propria coscienza. La "destra" governativa sarà quel che sarà, serva di diktat sovranazionali, ma la cosiddetta "sinistra" si conferma IL MALE. Da qualsiasi parte la si voglia guardare. Da ogni punto di vista. Peggio di loro solo i cinque stalle, quelli che presero i voti per salire al governo promettendo di cancellare la legge Lorenzin per poi rivelarsi i peggiori voltafaccia della storia. Difficile trovare aggettivi per descrivere l'ipocrisia, la cattiveria e l'ignoranza di quell'area. Ribadiamo, essi sono IL MALE. WI
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La serie tv sugli 883 ha molto successo in Italia. Da un lato abbiamo quelli che ne stanno facendo addirittura una analisi sociologica e politica tirando in ballo fasi del capitalismo, dall’altro chi snobba il fenomeno 883 con sprezzo. In realtà trattasi di un banale fenomeno di nostalgismo. https://www.weltanschauung.info/2024/10/il-fenomeno-883.html?m=1
Open in TelegramRISERVE Ci stanno chiedendo se siamo proprio noi a gestire il canale WI nato su Tik Tok. Chiariamo. Non amiamo quel social, dei motivi ne abbiamo già parlato nel tempo; il suo formato non è progettato per il pensiero ma per lo scorrimento compulsivo. È un vero e proprio dispositivo di addestramento alla dispersione. Detto questo, un ragazzo, ancora minorenne, che ci segue da tempo, ci ha chiesto di essere presenti anche lì sopra perché i suoi coetanei non ci conoscono. No, non ci sembrava il caso. Ci ha chiesto di poter gestire lui l'account semplicemente traslando alcune cose di quel che facciamo qui lì sopra. D'accordo, gli abbiamo creato l'account lasciandoglielo gestire come ci ha chiesto. Una libertà condizionata, per ora. Se può essere utile, come lui ci dice, a qualcuno delle nuove generazioni avere qualche spunto, ben venga, anche se continuiamo ad avere forti riserve su quella piattaforma. Proviamo. https://www.tiktok.com/@weltanschauungofficial
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GIÙ LE MANI In questi ultimi anni, quante volte i genitori si sono visti scavalcare nelle scuole da strane associazioni politicizzate e ideologizzate, che hanno cercato di insegnare generici temi di «affettività e sessualità» senza il loro consenso? Non a caso, circoli transfemministi e arcobalenati sono in prima linea contro il ddl Valditara e in questi giorni sono lì a raccogliere firme. Toh, che strano... Cari amici, sapete che non ce ne frega niente di «destra» o «sinistra»: semplicemente, non siamo nati ieri. La maggior parte delle attività ideologiche si insinua nelle scuole con etichette ambigue. È così che funziona. Il ddl Valditara è una legge giusta perché i genitori possono conoscere, individuare e respingere in anticipo i progetti. Anzi, una legge da sola non basta, qui ci vuole un osservatorio permanente sul consenso informato, per impedire che la norma venga sabotata dai soliti che camuffano i progetti. Dicono che solo metà dei ragazzi faccia educazione sessuale a scuola, ma il problema non è se farla, ma chi la fa e con quali materiali. Non fatevi fregare da questa generica richiesta di «educazione sessuo-affettiva nelle scuole». Stanno usando studenti e movimenti, sfruttando la solita balla delle «destre cattive al governo» e dell'«antifascismo», per piazzare un cavallo di Troia e far subentrare nelle scuole determinati concetti. Inutile che raccogliate firme, non passerete mai. Il consenso, che tutti dicono di amare, diventa improvvisamente sospetto quando lo chiedono i genitori. Giù le mani dai bambini. WI
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VIVARIUM Vivarium è uno strano film uscito nel 2019. Di cosa si tratta? Franz Kafka in salsa urbana. La cittadina di Yonder in cui si ritrovano catapultati i protagonisti non ha nulla di sinistro: villette pulite, cibo in scatola, un bambino che arriva con le istruzioni come un elettrodomestico. I due protagonisti passano dallo sgomento alla rassegnazione senza che nessuno spieghi, minacci o confermi. Lo spettatore prova ciò che prova il signor K. davanti al Processo, ovvero la certezza di essere dentro un meccanismo e l'impossibilità di uscirne. Il quartiere non inquieta perché nasconde qualcosa, inquieta perché non nasconde niente. Il protagonista scava, scava per uscire e scava la propria fossa, perché il film sa che chi tenta la fuga dentro il sistema finisce soltanto per eseguirne un'altra mansione. La gabbia funziona senza serrature perché non lascia alcuna via d'uscita: la prigionia diventa una condizione permanente, non una scelta. La società non delimita l'esistenza coi divieti, la delimita coi modelli, e vince quando il prigioniero non ha più nemmeno la possibilità di sottrarsi al ruolo che gli è stato assegnato. Consigliato. WI
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"FAKE NEWS"? Il Presidente Mattarella afferma che bisogna «Contrastare chi avvelena l'opinione» con «fake news distruttive». Dichiarazioni avvenute il giorno dopo il voto sul reintegro dei medici radiati. Dopo lo scandalo del 1992, dopo la legge Lorenzin a suon di falsità in diretta tv sino al disastro covid, ci va davvero un bel coraggio a parlare in questi termini. E lo fa il Presidente della Repubblica. Che dire? Chi è seriamente informato sui fatti può farsi una idea della gravità di affermazioni di questo tenore. Non c'è altro da dire. Amen. WI
Open in TelegramMOLLEZZA Qualche mese fa una professoressa veniva accoltellata da un tredicenne, e la prima notizia fu che lei lo ha aveva già perdonato. A Torino ieri un professore si è ritrovato il naso spaccato da un quattordicenne senza alcun motivo e davanti alle telecamere è sereno, quasi dolce non arrabbiato, "solo dispiaciuto". Tutti si affrettano a spiegare che "bisogna comprendere il loro disagio". Perdonare è un atto privato, e chi perdona risponde alla propria coscienza, ma qui parliamo di una sorta di perdono come copione obbligato, politicamente corretto.. Un ragazzo che vede il male accolto con un sorriso comprensivo cosa ne può ricavare? Hanno scambiato l'educazione per l'assistenza. Cercano il "disagio" dove andrebbe cercata la colpa, e chiamano "aiuto" ciò che serve a risparmiare a tutti la fatica di punire. Una pena proporzionata è l'unico modo in cui una comunità dice a un giovane che le sue azioni hanno un peso, e che lui, per questo, è una persona e non un fenomeno sociologico. Chi non punisce non educa. Chi non si indigna non ama. Una società che davanti al sangue sa solo dire "capisco" presto non avrà più nulla da perdonare, perché non resterà nessuno a ricordare cosa fosse la colpa. WI
Open in TelegramQuando qualcuno non riesce a farsi capire, il problema non è che il concetto è troppo elevato, è lui stesso a non avere chiarezza interiore. https://www.weltanschauung.info/2025/08/complessita-e-complicazione.html?m=1
Open in TelegramL’autobiografia illustrata del grande illustratore norvegese Theodor Kittelsen. Edizione italiana a cura di Weltanschauung Italia. https://www.weltanschauung.info/2026/10/uomini-e-troll-di-theodor-kittelsen.html?m=1
Open in TelegramGESTI QUOTIDIANI Oggi vi rendiamo partecipi di un banale fatto quotidiano, che però banale non è. In una di quelle piattaforme in cui si vendono oggetti usati tra privati, giorni fa, ho imballato male un piccolo vaso e una cornice. Sono arrivati rotti al destinatario. La persona che l'ha ricevuto mi ha mandato giustamente subito la foto, con garbo e con ragione, e l'ho rimborsata senza discutere. Fine della storia, o almeno così credevo. Ovviamente non ci conoscevamo, non ci saremmo più incontrati, la transazione era chiusa. Due giorni dopo mi scrive in privato. Il vaso era perduto, mi dice, ma il portafoto aveva soltanto una piccola riga e lei è riuscita a riutilizzarlo, quindi le sembra giusto restituirmi una parte dei soldi. Nessuno gliel'aveva chiesto. Nessuno lo avrebbe mai saputo. Non c'era una regola da rispettare, c'era soltanto la sua coscienza. Non è stato un fatto irrilevante. Ci ho pensato anche nei giorni successivi a quel gesto minuscolo. In un tempo di furbi e diffidenti di ogni cosa, in cui ogni persona viene vista come un potenziale truffatore, ogni sorriso come una tattica, ogni cortesia come un interesse mascherato, è bastata una sconosciuta qualunque per farmi riflettere. L'onestà vera non ha testimoni. Si vede nelle cose che nessuno controlla, nei centesimi che potevi tenere e invece hai restituito, nella telefonata che potevi non fare. Le grandi virtù dichiarate in pubblico costano poco e riempiono l'ego, quelle piccole invece, praticate nel silenzio di una chiusura già avvenuta, costano la rinuncia a un vantaggio sicuro, e per questo valgono di più. Il punto è che attorno a noi ci sono moltissime persone così. Non fanno rumore, non finiscono nei titoli, non hanno un pubblico ma esistono. Sono proprio loro a reggere il mondo. Quel banale gesto di restituzione di pochi euro non riguarda soltanto lei ma tutti noi, ogni piccola correttezza che pratichiamo diventa l'esempio di qualcun altro, che a sua volta lo passerà a un altro ancora, senza che nessuno se ne accorga. L'onestà e la fiducia sono eredità che si trasmettono a forza di piccoli gesti. È questo modo di agire quotidiano che bisogna perseguire, è dai piccoli gesti che si mettono le fondamenta per un uomo migliore. WI
Open in TelegramLa responsabilità del Bene Comune è una questione seria. Non un gioco da tavolo. Ha ceduto alle pressioni? Un Uomo con gli attributi piuttosto si dimette. Ma il potere fa troppa gola. Poi "a babbo morto" parlano per lavarsi la coscienza. Sono quasi peggiori di quelli che oggi ancora insistono sulla bontà di quelle misure. Sapere e non fare nulla o non tirarsene fuori per non essere complice, non ha scusanti umane. E comunque l'inutilità della commissione covid sta tutta nel fatto che dicono tutto dopo sei anni ma non cambia nulla e nessuno paga. Ciò che dovrebbe essere un atto di accusa diventa una sorta di auto assoluzione.
Open in TelegramIMPERDONABILE "Il sangue dei vinti" e "I vinti non dimenticano', sono i due libri che la sinistra non ha mai perdonato al giornalista Pansa. Perché Pansa non era un nostalgico, era un giornalista di sinistra, e questo è stato il suo peccato. Nel 2003 con "Il sangue dei vinti" raccontò decine di episodi di giustizia sommaria dopo il 25 aprile 1945, cioè i regolamenti di conti nel Nord Italia tra la Liberazione e la fine del 1946. Per anni la storia ufficiale li aveva lasciati nelle pieghe dei ricordi di famiglia, e lui li tirò fuori. Nel 2010 con "I vinti non dimenticano" tornò sul luogo del delitto. Stavolta allargò lo sguardo a tutti gli sconfitti, compresi quelli che non stavano con nessuno e che la storia ha dimenticato due volte. Ricordò perfino che le vittime dei bombardamenti alleati furono molto più numerose di quelle delle rappresaglie tedesche. Una verità scomoda per chiunque abbia trasformato la guerra in un'agiografia. Storici e vigilanti della memoria lo accusarono di "fascismo". A Reggio Emilia fu aggredito da un gruppo di antifascisti militanti mentre presentava un altro libro. Pansa raccontava, con nomi, luoghi e cognomi di chi ha ammazzato a guerra finita, e spesso chi non c'entrava niente. Il problema, per i suoi critici, non era che mentisse. Era che si potesse dirlo. Perché la storia deve piangere solo i morti di una parte, così funziona la propaganda ideologica che poi forma coscienze distorte. WI
Open in TelegramOSTENTARE Chissà se la si smetterà mai di utilizzare questi social per ostentare se stessi o forse ormai non c'è più speranza di tornare ad una normalità relazionale. BASTA CON QUESTA VETRINA. Basta mostrare il piatto tenuto a distanza di braccio mentre si raffredda. Godetevi sto cibo. Basta mostrare il tramonto o quel paesaggio. Non ve lo siete goduti perché stavate cercando l'inquadratura giusta per la storia Instagram. Basta mostrare la palestra o altre attività, la fatica e le ispirazioni esistono anche se non hanno un pubblico sapete? Basta mostrare la vostra "felicità". Siate felici nel qui ed ora, non dovete dimostrarlo. Basta mostrare quel viaggio con la didascalia del tipo "perdersi per ritrovarsi". Ritrovatevi senza scriverlo sui social. Basta mostrare persino il lutto con la citazione strappalacrime. E basta mostrare le malattie con aforismi annessi. Neanche la sofferenza può essere risparmiata dalla pubblica piazza virtuale? Basta farsi le dediche pubbliche tra partner per mostrare agli altri quanti vi amate. Non potete dirvelo in privato? Basta mostrare i figli come trofei, essi non sono un capitale di affetto da investire. Dedicategli del tempo reale piuttosto. Basta sfogarsi di continuo con questi autodialoghi sulla propria bacheca verso non si sa chi. Non potete parlarne con una vostra cerchia di amici reale? Basta fotografarsi e dopo ottocento autoscatti ficcarci dentro mille filtri fino a diventare il ritratto di uno sconosciuto che vi somiglia in meglio. Ma perché dovete cambiarvi l'immagine? Perché? Questa non è una pacifica condivisione. È un qualcosa di tossico, non è ora di rendersene conto? Perché condividere è una cosa bellissima ma nulla ha a che vedere con i meccanismi che abbiamo elencato. Questa è solo una triste ricerca di qualcuno che ci confermi di esistere. Un disperato tentativo di dare una immagine di sé agli altri. Vivere semplicemente la vita è diventato davvero così difficile senza mostrare ogni cosa in maniera distorta sui social? Ego e solitudine. WI
Open in TelegramSMANIA Abbiamo parlato spesso di questa tendenza verso la "smania del fare". Quante volte, tra i commenti, si legge "eh ma in concreto che fate?". Chi rimprovera di scrivere invece di "fare" crede che il fare sia un corteo, una bandiera, una contestazione. Noi ribadiamo che ogni gesto politico che non nasce da una visione è soltanto un riflesso, e il riflesso è la forma d'azione delle cavie. Le piazze di questi giorni sono l'ennesima prova, guardate che caos, istanze giuste (carovita, no ai soldi per guerre non volute) mescolate all' antifascismo d'accatto e tante altre questioni in contraddizione tra loro. Per non parlare di questa convinzione che il governante di turno sia responsabile di politiche che gli cadono sulla testa dal dopoguerra o della moda palestinese che va a braccetto con le bandiere arcobaleno. Insomma una confusione di cui il potere ne va fierissimo. E mentre la piazza urla, chi dovrebbe formarla? La cultura ufficiale fa propaganda con il timbro dell'accademia, la gran parte della cosiddetta controinformazione è l'altra faccia della medaglia. A loro conviene così d'altronde. Il continuare a scrivere, a proporre visioni, a elaborare riflessioni, non è un'attività "inutile", come molti ancora ingenuamente pensano. Non è un rifugio dalla realtà, è l'unico lavoro che la precede. Si può cambiare un governo in una notte, ma un popolo senza visione sceglierà lo stesso governo la mattina dopo. È un discorso che non si vuole capire, e che a "qualcuno" fa comodo che non si capisca in modo da potersela ridere dall'alto come quando vede le scene di questi giorni in cui poveri manganellano altri poveri manipolati. Sì, fidatevi, se la ridono beatamente. WI
Open in TelegramTRAP Sulla trap, oggi il suono dominante delle generazioni più giovani, da anni vi sono due schieramenti: gli indignati, che ne lamentano la povertà e la pericolosità, e gli entusiasti, che ci vedono l'erede del rock e del punk. Hanno torto entrambi, perché entrambi la prendono sul serio. Concediamo pure che alle origini ci fosse un qualcosa di autentico, la rabbia di periferie senza voce. Ma ciò che il mercato adotta smette all'istante di essere un grido e diventa un prodotto. Dove il ribelle di ieri aspirava a cambiare il mondo, quello di oggi aspira a essere assunto da esso, e lo dice con orgoglio in ogni strofa. Il vero capolavoro sta nell'idea di uomo che il genere propone. Uno che coincide con ciò che esibisce, che riduce il desiderio al possesso e il possesso alla vetrina, che scambia il godimento ripetitivo di corpi e sostanze per libertà, e l'ostentazione di sé per carattere. Non è un reietto che minaccia l'ordine, è piuttosto il consumatore ideale. Il sistema ringrazia, incassa e fattura. Va riconosciuto, a margine, che esiste una minoranza che prova a usare la trap come strumento di denuncia con testi più ricercati ma ha meno fortuna. Chi pretende di accusare il sistema con la sua stessa lingua, le sue stesse basi, la stessa estetica da vetrina, finisce per parlare con la voce del padrone anche quando ne dice male. La forma tradisce il contenuto. Il sistema non reprime questi ragazzi, gli basta usarli finché servono, per poi lasciarli invecchiare in fretta. Hanno fatto guadagnare l'industria prima ancora di capire che stavano lavorando per lei. WI
Open in TelegramDISPONIBILE Theodor Kittelsen - Uomini e Troll (edizioni WI) Theodor Kittelsen (1857–1914) è uno dei pittori norvegesi più amati e meno conosciuti fuori dai confini della sua patria. Per chi ha conosciuto Kittelsen soltanto attraverso un'immagine staccata dal suo contesto, una foresta, un troll, una notte che pesa sulle spalle del mondo, questo libro è la porta dall'altra parte. Qui il pittore smette di essere un'illustrazione e torna a essere un uomo: un bambino che ascolta il bosco, un adulto che fatica a campare, un vecchio che fa i conti con ciò che ha visto e con ciò che ha soltanto sognato. Folk og Trold, pubblicato nel 1911, viene qui presentato per la prima volta in traduzione italiana. Uomini e Troll - Sogni e memorie, edizioni WI https://amzn.eu/d/09u9Eb0i
Open in TelegramCOMMISSIONE COVID C'è questa commissione covid in cui ieri ha parlato il dott. Giovanni Fraiese. Tra le tante cose che spiccano ci sono i dati. L’unica cosa a cui dovrebbe fare riferimento la scienzah, giusto? Invece pare che siano stati ribaltati nella più grande opera di propaganda sociale e di marketing farmaceutico della storia. Secondo tali dati, il modo più sicuro di non ammalarsi era quello di non sierarsi. Come si evince dal grafico, emerge che chi non aveva fatto da cavia nemmeno una volta, rischiava meno degli altri. La linea degli 0 dose è quella più in basso. Più dosi, più aumentava il rischio. Eppure ricordate, ai sierati era stato dato il lasciapassare. Mentre chi era sano era stato trattato come un lebbroso, gli era stato impedito per legge di uscire, di prendere il bus, di studiare, di lavorare. Vedete, a noi frega poco di questa commissione, tanto sappiamo che non pagherà mai nessuno seriamente. Frega poco anche dei dati scientifici che emergono, abbiamo già le nostre idee da tempo. Invitiamo però tutti, ancora una volta, a riflettere su cosa è in grado di fare la propaganda, sul ruolo degli "studiati" attorno a noi e sulle masse. Se ricordiamo questa storia non è certo per discutere di vaccini e "pandemie" ma per mostrare come funziona il potere, la propaganda e la massa. È stato il miglior periodo da questo punto di vista, è valso più di mille trattati sull'argomento. Siamo stati fortunati. Non dimenticate mai ciò che abbiamo visto e vissuto. https://youtu.be/mqzDWBSjEEo?is=PGc92wBbt9FyWh7V WI
Open in TelegramESEMPLARI Molti di ricorderanno questa stramba intervista. Nel 2021 Lilli Gruber chiese a Matteo Salvini, in diretta televisiva, se si era vaccinato. Gli chiese un dato sanitario, ovvero una delle poche informazioni che la legge dovrebbe tutelare. E lo fece con il tono della maestra che interroga lo scolaro, aggiungendo che quando l'avrebbe fatto avrebbe poi dovuto metterne il video sui social, perché "lo dice la scienza" e lui avrebbe dovuto dare il buon esempio. Dunque lei chiese indegnamente un dato sanitario personale in diretta e lui cosa fece? Non è che le rispose "ehi ma come si permette a chiedermi un dato privato", no, si giustificò, promise, rassicurò, quasi chiese perdono: "non l'ho ancora fatto, ma lo farò eh, tornerò qui a mostrarglielo", disse. Riconobbe alla "giornalista" una giurisdizione che non aveva e si genuflesse codardamente. Da una parte l'arroganza di chi interroga, dall'altra la viltà di chi risponde. Un video che dovrebbe essere studiato nelle scuole per capire cosa non può e non deve essere il giornalismo e cosa non deve essere un politico...ed in generale un essere umano. WI
Open in TelegramA PROPOSITO DI STUDENTI Nel 2026 si ripetono le stesse identiche scene di cinquant'anni fa. Eppure oggi, dopo quanto abbiamo visto accadere negli anni, con tutte le informazioni che abbiamo sui poteri sovranazionali, dopo aver visto vari governi alternarsi portando avanti la medesima agenda, le cose sarebbero dovute essere differenti. Così non è. Gli studenti di "destra" non hanno il diritto di parola, a loro va negata, in nome dell'antifascismo. Se costoro distribuiscono volantini davanti a un liceo, non commettendo alcun reato, non minacciando nessuno, esprimendo semplicemente un'idea, non va bene. Quell'idea va sorvegliata, strappata di mano, coperta da cori e striscioni, perché «è fascista». E lo è perché lo si è deciso prima, per decreto di chi si è assegnato il monopolio della parola «antifascismo». Quando la si smetterà con questa buffonata? Con questa divisione anacronistica voluta da qualcuno che sorseggia cocktail mentre se la ride? Quel che si agita nei cortili scolastici è un fantasma tenuto in vita a ogni occorrenza, perché serve. Serve a squalificare l'avversario senza doverlo confutare, ma soprattutto serve a dividere. A diciassette anni si dovrebbe imparare l'arte difficile di stare di fronte a chi la pensa diversamente, mentre si impara invece che esistono idee impronunciabili e persone da emarginare. Se solo togliessimo di mezzo questa impalcatura, le due fazioni scoprirebbero di avere molto più terreno comune di quanto pensino. Vi sono tante istanze comuni, ma a chi comanda conviene che restino separate, perché due rabbie che si parlano fanno paura, mentre due rabbie che si azzuffano fanno comodo. Divide et impera, appunto. Nessuna coesione sarà possibile finché questo vecchio trucco non verrà debellato e ad oggi la luce ancora non si vede. WI
Open in TelegramINVIDIA E LIBERTÀ L'invidia non nasce dal bisogno, nasce dal confronto. L'invidioso non soffre perché non ha, soffre perché tu hai, a prescindere. Ti vuole vedere crollare, lo brama nel cuore, e non lo ammetterà mai. I Greci la chiamavano phthonos, e sapevano che è la più umana delle passioni, perché non chiede nulla per sé, chiede soltanto che l'altro perda. Ora, una passione così nota da venticinque secoli, poteva sfuggire a chi governa? Ovviamente no. Chi detiene il potere conosce l'animo umano. E sa che un popolo invidioso è un popolo perfetto. Così è nata la vetrina universale dei social e i suoi meccanismi. La piattaforma non vende altro, il suo prodotto è proprio questo, perché l'invidioso è un cliente fedele, torna a guardare, a controllare, a bramare. Una gabbia che la gente riempie di contenuti, volontariamente, con orgoglio. Ogni vita esibita alimenta l'invidia di cento altri, che a loro volta si esibiscono per farsi invidiare. Un meccanismo che si nutre di se stesso e non ha bisogno di una mano che lo spinga. Chi lo ha progettato lo sa bene, e dorme tranquillo. Il vero esame dell'anima sapete qual è? Rallegrarsi con chi si rallegra. Chi si rallegra del bene altrui è l'unico uomo che il sistema non sa come trattare. Non può vendergli nulla, non può dividerlo da nessuno, non puó metterlo contro il suo vicino. L'invidia è il guinzaglio; la gioia condivisa è la prima forma di libertà. La libertà comincia dentro, e chi non la conquista lì, può sventolarla in piazza quanto vuole, resterà sempre al guinzaglio. WI
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